Un vincolo che nessuno aveva scritto nel brief

LaTina

All’inizio degli anni Duemila Fratelli Guzzini chiese allo studio una serie di prodotti per la preparazione del cibo. Il brief era preciso e l’azienda sembrava cercare, vent’anni dopo Chef Line, lo stesso spirito funzionale, con tecnologie e vincoli diversi. Fra quei prodotti c’era uno spremiagrumi.

Azienda
Fratelli Guzzini
Prodotto
LaTina, spremiagrumi
Anno
2003
Design
Lorenzo Gecchelin
Stato
In commercio
Riconoscimento
Compasso d’Oro ADI 2004

Il progetto

Spremiagrumi LaTina in policarbonato rosso trasparente, con il cono inclinato sopra la vasca
Un solo pezzo stampato: il cono che spreme, i denti che filtrano, la vasca che raccoglie.

Lasciati da parte quelli elettrici, più complessi e costosi, gli spremiagrumi manuali in commercio erano fatti di due pezzi. Sopra, il cono che spreme e il filtro che separa il succo da semi e polpa; sotto, il contenitore che lo raccoglie. Anche Chef Line funzionava così. Due pezzi vogliono dire due stampi.

Per un’azienda che stampa plastica a iniezione e prevede grandi volumi, il costo conta sempre, anche quando non è il vincolo principale. Nella trattativa nessuno lo aveva detto, ma l’idea di un oggetto che uscisse da un solo stampo, in un solo colpo, era presente. Lo studio l’ha interpretata così e ne ha fatto la priorità del progetto.

Il vincolo non ha chiuso il progetto. Gli ha dato una direzione.

Succede spesso. Quando tutto è possibile, budget, tecnologie, materiali, niente viene progettato davvero con intenzione e la creatività non ha un punto da cui partire. Uno stampo unico toglieva molte strade e rendeva chiara quella da cercare.

La soluzione non è arrivata subito. È venuta da schizzi in viste e condizioni diverse e da modelli preliminari costruiti per capire ergonomia e praticità d’uso. Ogni tentativo veniva giudicato due volte, sulla carta e sul modello: per quello che diceva della forma e per quello che diceva dell’uso.

Foglio di schizzi a penna e matita con studi di coni, vasche e profili dello spremiagrumi
Schizzi di studio: il cono, la vasca, l’inclinazione provati in viste diverse. Archivio Studio Gecchelin.

Il disegno di sezione mostra dove si è arrivati. L’oggetto è inclinato di 23 gradi. Il cono è cavo e prosegue verso il basso fino a diventare il piede. La vasca che raccoglie il succo gli gira intorno e scende verso un’estremità. Fra il cono e la vasca una fila di piccoli denti trattiene semi e polpa. Non c’è un beccuccio: nel punto da cui si versa il bordo della vasca è più sottile, quanto basta a tagliare la goccia.

Una sola parete spreme, filtra e raccoglie. Tutte le superfici sono orientate in modo che le due metà dello stampo si aprano senza sottosquadri.

Disegno di sezione quotato dello spremiagrumi inclinato di 23 gradi, con la parete evidenziata in rosso
La sezione: una sola parete, inclinata di 23 gradi, fa da cono, piede, filtro e vasca. Archivio Studio Gecchelin.

Le verifiche sono andate per gradi. Prima modelli non funzionanti, utili a giudicare proporzioni e ingombri. Poi prototipi che simulavano la spremitura vera di un’arancia o di un limone: una mano preme verso il basso, l’altra tiene fermo lo spremiagrumi e fa da contrasto.

I prototipi hanno fatto percepire la fisicità del prodotto e ne hanno cambiato la forma. All’inizio lo spremiagrumi era allungato, come la grattugia della stessa serie. Poi si è scelto il cerchio come elemento guida. Il cerchio riprende il movimento rotatorio della mano che spreme e il bordo del mezzo agrume appoggiato sul cono. Una figura regolare aiuta anche lo stampaggio, ma non è stato quello il motivo: era semplicemente più bello da vedere e più comodo da usare.

Grattugia, imbuto e spremiagrumi della stessa serie in plastica blu trasparente su un tagliere, con arance
La serie in blu: grattugia, imbuto e spremiagrumi. All’inizio LaTina era allungata come la grattugia.

Verificato sulla sezione che il pezzo unico era possibile, il progetto è passato all’ufficio tecnico dell’azienda. Partendo da una prima modellazione di massima, i tecnici Guzzini hanno messo a punto spessori, angoli di sformo e punti di iniezione con l’esperienza di chi stampa ogni giorno. È il passaggio corretto: le competenze tecniche di uno studio vanno sempre integrate e discusse con quelle di chi produce.

Render dello stampo aperto in due metà, con la sezione del pezzo in rosso e lo spremiagrumi appena estratto
Indicazione schematica dello stampo che si apre in due metà e il pezzo esce intero.

Negli anni l’azienda ha provato materiali diversi a seconda delle prestazioni richieste. Per la versione di qualità ha scelto il policarbonato, il più resistente, colorato e trasparente. Più di recente LaTina è stata riproposta in un materiale con almeno il 70% di plastica riciclata post consumo. È una scelta coerente con la sensibilità ambientale di oggi, ma ha avuto un prezzo estetico: niente più colori trasparenti, solo una tinta leggera nei toni della sabbia.

La forma e la stampabilità che hanno reso possibile LaTina nel 2003 hanno permesso di riproporla vent’anni dopo con un materiale nuovo.

LaTina in policarbonato rosso accanto alla versione color sabbia in plastica riciclata post consumo, nella sua confezione di cartone
La versione in policarbonato e quella con almeno il 70% di plastica riciclata post consumo, nei toni della sabbia. Archivio Studio Gecchelin.

Compasso d’Oro ADI 2004

«Un’idea nuova di affascinante semplicità, pratica, a basso costo, corretta nell’uso del materiale e del processo produttivo, interessante per il dinamismo formale: l’esempio perfetto del design eccellente.»

LaTina fa parte della collezione del Museo Compasso d’Oro ADI di Milano, dove è esposta in vetrina nella versione trasparente e in quella blu.

Vetrina del Museo Compasso d’Oro ADI di Milano con due spremiagrumi LaTina, uno trasparente e uno blu
Archivio Studio Gecchelin.

Che cosa ci ha insegnato

Il vincolo più utile di LaTina non era scritto nel brief. Lo studio lo ha riconosciuto nella trattativa e lo ha messo al centro del progetto: da un solo stampo, un oggetto che spreme, filtra e raccoglie.

RimandoVent’anni prima, per la stessa azienda, Chef Line aveva portato in cucina una famiglia di utensili coordinati.

Dove non diversamente indicato, le immagini provengono dai cataloghi di Fratelli Guzzini e sono pubblicate al solo scopo di documentare l’attività di progettazione dello studio. I relativi diritti restano dei rispettivi titolari, come indicato nelle Note legali.