Un’impugnatura da giudicare afferrandola
Chef Line
In una cucina del 1980 gli utensili per preparare il cibo non erano un insieme coordinato. Materiali diversi, forme diverse, nessun rapporto tra un pezzo e l’altro. Preparare il cibo era un’attività tecnica, e gli attrezzi si riponevano nel cassetto.
- Azienda
- Fratelli Guzzini
- Prodotto
- Chef Line, collezione di accessori cucina in plastica stampata
- Anno
- 1981-1984
- Design
- Bruno Gecchelin
- Stato
- Alcuni pezzi ancora in produzione
Il progetto

Spremiagrumi in vetro o metallo, grattugia in lamiera, scolapasta in plastica biancastra, trovato sulle bancarelle di un mercato, e barattoli di ceramica.
Chef Line parte dall’intenzione di progettare gesti che rendano funzionale l’uso dei prodotti. Nascerà così un set completo di accessori da cucina di grande successo.
Coordinare quegli utensili sarebbe stato facile per via breve: stesso colore, stesso marchio e il set esiste. Ma sarebbe rimasto un insieme di attrezzi scomodi, tutti dello stesso colore, ma sostanzialmente poco affini.
Il progetto è partito da due problemi d’uso precisi. La classica grattugia in lamiera non ha dove raccogliere il formaggio, se non appoggiandola su un piatto, e sta ferma a fatica, perché la maniglia non è pensata per la mano che la impugna spingendo verso il basso. Lo spremiagrumi in vetro o metallo si tiene male proprio dove serve forza. Piccole cose, grandi scomodità.
Da lì è nata l’impugnatura a gancio, ricurva verso il basso: una forma che serve ad afferrare, a spingere stabilmente sul piano e, insieme, a dichiarare la parentela tra i pezzi.

Ma un gesto non si verifica su un foglio. Il tecnigrafo indica le misure, non come sta in mano una forma curva quando la mano spinge. Per questo l’impugnatura è stata messa a punto su modelli in schiuma, che hanno accompagnato l’iter progettuale: prima per provarne la tenuta ergonomica, poi per portarla a chi doveva decidere. È lì che il progetto ha convinto e da lì ha trovato l’energia per estendersi all’intera collezione.
Quel segno si riconosce oggi sui colini, sulla grattugia, sullo spremiagrumi e sul portarotolo. La famiglia non è stata disegnata a tavolino e poi distribuita sui prodotti: è stata trovata risolvendo il pezzo più difficile e verificata con modellini e prototipi prima di essere estesa a tutta la gamma.


Il resto è stato eliminato. Nessun formalismo, nessuna decorazione ereditata dagli oggetti tradizionali. Lo stampaggio a iniezione permetteva di ottenere superfici lisce e lucide, facili da lavare. Per aumentare la qualità materica si scelsero spessori generosi: materiale dichiarato anziché nascosto, sottolineato da bordature appositamente disegnate. In un segmento in cui la plastica significava risparmio, quegli spessori dicevano il contrario. La resistenza del materiale faceva inoltre sì che la lucentezza non si perdesse con l’uso, come accadeva con altri tipi di plastica.
Il set non è nato completo. È cresciuto dal 1981 al 1984, un pezzo alla volta, e lo stesso poteva fare chi lo acquistava: iniziare da un oggetto e completarlo man mano che si convinceva.
Gli utensili per preparare il cibo hanno smesso di stare nei cassetti e sono usciti allo scoperto, per il piacere di usarli e guardarli in cucina.

Che cosa ci ha insegnato
Alcune cose non si possono decidere guardando un disegno. Un’impugnatura è una di queste: si valuta in mano e, finché resta sulla carta, nessuno, né chi progetta né chi produce, sa davvero se funziona. Nel progetto Chef Line, i modelli in schiuma sono serviti soltanto a presentare e dimostrare la funzionalità e l’estetica di quella che nessuno sapeva sarebbe diventata un’intera gamma di prodotti.