Lavorazioni meccaniche che aprono nuovi scenari

FCX

Un apparecchio che cambia lunghezza a seconda della potenza, prodotto in lamiera tagliata e piegata. Gli stampi non erano percorribili: costo fuori scala, e ogni taglia ne avrebbe richiesto uno diverso.

Azienda
Aermec
Prodotto
FCX, ventilconvettore
Anno
1989
Design
Bruno Gecchelin
Stato
Ancora in catalogo

Il progetto

Da quel vincolo dimensionale era facile ricavare la stessa conclusione: un volume geometrico. L’ipotesi di Bruno Gecchelin era che la carrozzeria esterna non fosse soltanto una copertura tecnica, ma potesse instaurare un dialogo con la parete su cui il prodotto veniva installato, e suggerirne un’estensione.

Il taglio e la piega a novanta gradi erano procedure meccaniche consolidate, sulle quali si basava l’intera produzione di articoli di quel tipo. Il risultato erano forme geometriche prive di una vera caratterizzazione formale, rigide e confinate agli ambienti terziari. Nel modello precedente, l’FW, l’unico elemento di disegno era la griglia superiore, un segno funzionale limitato a una serie di righe parallele.

Confronto fra l’FW del 1979, a spigoli vivi, e l’FCX del 1989, con gli spigoli curvi
FW, 1979, e FCX, 1989: stessa filiera e stessa lamiera, diversa finitura dello spigolo.

Il problema non era la qualità di quegli involucri: in ufficio funzionavano. Era che tutti i concorrenti facevano la stessa cosa e che, in ambiente residenziale, un oggetto dalle forme simili veniva percepito come troppo tecnico e formalmente estraneo. Occorreva quindi ripensarne l’involucro, per renderlo adatto alle installazioni domestiche e conferirgli un vantaggio sulla concorrenza.

Disegno dei tre ventilconvettori FCX affiancati: stessa sezione, tre lunghezze diverse
Le dimensioni del prodotto cambiano in ragione della potenza: 640, 750, 980, 1200 e 1320 mm.
Foglio di schizzi a matita con studi del mantello: la sezione, la griglia, lo spigolo
Schizzi di studio sul mantello: la sezione, la griglia, lo spigolo. Archivio Studio Gecchelin.

La soluzione è arrivata spostando l’attenzione sulle lavorazioni produttive. La domanda non era come disegnare un apparecchio dall’aspetto meno tecnico, ma quale lavorazione d’officina meccanica potesse suggerire una versione migliorata. Quale «ingrediente in più» si potesse introdurre per migliorare il risultato finale.

La risposta era la calandratura, una deformazione progressiva del foglio metallico tra rulli contrapposti che produce curvature continue e uniformi. Non una tecnologia nuova né costosa, ma un’operazione già disponibile e mai utilizzata su questo tipo di prodotto. Ed è proprio questo a renderla utile: la calandratura è indifferente alla lunghezza del pezzo, esattamente come la piega. Il vincolo dimensionale di partenza resta rispettato.

Render del mantello: il foglio di lamiera che si chiude in una curvatura continua
La calandratura: il foglio si deforma progressivamente fra i rulli, e la curva non dipende dalla lunghezza del pezzo.

Ciò che è stato messo in discussione è l’uso del repertorio delle lavorazioni produttive. La sapienza costruttiva dei tecnici, preziosa risorsa per ogni designer industriale, aveva creato un collo di bottiglia che Gecchelin ha saputo individuare e rimuovere.

Nell’FCX gli spigoli diventano raggi ampi e continui. L’oggetto smette di essere una scatola, ma resta un apparecchio tecnico, con gli stessi impianti e gli stessi costi produttivi.

Il prodotto è stato subito percepito come formalmente nuovo. Gli architetti gli hanno riconosciuto lo spirito di «estensione funzionale della parete» e hanno cominciato a inserirlo senza resistenze in abitazioni, alberghi e scuole, luoghi dai quali la categoria era di fatto esclusa. È in produzione dal 1989 ed è ancora a catalogo.

Forma, funzione e produzione di serie non si sono limitate a convivere: si sono rinforzate a vicenda.

Render di una stanza con due FCX, uno a soffitto e uno a pavimento
Installazione a soffitto o a pavimento, sia in ambienti d’ufficio sia domestici. Immagine di ambientazione generata con IA a partire dalla foto del prodotto.
Tavola con le fotografie dei terminali e dei condizionatori Aermec a catalogo
La tavola riassuntiva dei prodotti Aermec disegnati dallo studio.

Che cosa ci ha insegnato

Una filiera che ha sempre lavorato nello stesso modo non rappresenta un limite, se qualcuno è in grado di esplorare più a fondo il suo repertorio tecnico. In questo caso, il cambiamento non è arrivato da una nuova tecnologia, ma da una lavorazione già presente in officina e mai applicata a quel prodotto.

RimandoDue anni dopo, per lo stesso committente, arriva AGH 171 New: qui un terminale d’impianto che sta nelle stanze, là la macchina che produce acqua calda e fredda lontano da esse.

Dove non diversamente indicato, le immagini provengono dai cataloghi di Aermec e sono pubblicate al solo scopo di documentare l’attività di progettazione dello studio. I relativi diritti restano dei rispettivi titolari, come indicato nelle Note legali.