Lavorazioni meccaniche che aprono nuovi scenari
FCX
Un apparecchio che cambia lunghezza a seconda della potenza, prodotto in lamiera tagliata e piegata. Gli stampi non erano percorribili: costo fuori scala, e ogni taglia ne avrebbe richiesto uno diverso.
- Azienda
- Aermec
- Prodotto
- FCX, ventilconvettore
- Anno
- 1989
- Design
- Bruno Gecchelin
- Stato
- Ancora in catalogo
Il progetto
Da quel vincolo dimensionale era facile ricavare la stessa conclusione: un volume geometrico. L’ipotesi di Bruno Gecchelin era che la carrozzeria esterna non fosse soltanto una copertura tecnica, ma potesse instaurare un dialogo con la parete su cui il prodotto veniva installato, e suggerirne un’estensione.
Il taglio e la piega a novanta gradi erano procedure meccaniche consolidate, sulle quali si basava l’intera produzione di articoli di quel tipo. Il risultato erano forme geometriche prive di una vera caratterizzazione formale, rigide e confinate agli ambienti terziari. Nel modello precedente, l’FW, l’unico elemento di disegno era la griglia superiore, un segno funzionale limitato a una serie di righe parallele.

Il problema non era la qualità di quegli involucri: in ufficio funzionavano. Era che tutti i concorrenti facevano la stessa cosa e che, in ambiente residenziale, un oggetto dalle forme simili veniva percepito come troppo tecnico e formalmente estraneo. Occorreva quindi ripensarne l’involucro, per renderlo adatto alle installazioni domestiche e conferirgli un vantaggio sulla concorrenza.


La soluzione è arrivata spostando l’attenzione sulle lavorazioni produttive. La domanda non era come disegnare un apparecchio dall’aspetto meno tecnico, ma quale lavorazione d’officina meccanica potesse suggerire una versione migliorata. Quale «ingrediente in più» si potesse introdurre per migliorare il risultato finale.
La risposta era la calandratura, una deformazione progressiva del foglio metallico tra rulli contrapposti che produce curvature continue e uniformi. Non una tecnologia nuova né costosa, ma un’operazione già disponibile e mai utilizzata su questo tipo di prodotto. Ed è proprio questo a renderla utile: la calandratura è indifferente alla lunghezza del pezzo, esattamente come la piega. Il vincolo dimensionale di partenza resta rispettato.

Ciò che è stato messo in discussione è l’uso del repertorio delle lavorazioni produttive. La sapienza costruttiva dei tecnici, preziosa risorsa per ogni designer industriale, aveva creato un collo di bottiglia che Gecchelin ha saputo individuare e rimuovere.
Nell’FCX gli spigoli diventano raggi ampi e continui. L’oggetto smette di essere una scatola, ma resta un apparecchio tecnico, con gli stessi impianti e gli stessi costi produttivi.
Il prodotto è stato subito percepito come formalmente nuovo. Gli architetti gli hanno riconosciuto lo spirito di «estensione funzionale della parete» e hanno cominciato a inserirlo senza resistenze in abitazioni, alberghi e scuole, luoghi dai quali la categoria era di fatto esclusa. È in produzione dal 1989 ed è ancora a catalogo.
Forma, funzione e produzione di serie non si sono limitate a convivere: si sono rinforzate a vicenda.


Che cosa ci ha insegnato
Una filiera che ha sempre lavorato nello stesso modo non rappresenta un limite, se qualcuno è in grado di esplorare più a fondo il suo repertorio tecnico. In questo caso, il cambiamento non è arrivato da una nuova tecnologia, ma da una lavorazione già presente in officina e mai applicata a quel prodotto.