Un vincolo che non si poteva cambiare

AGH 171 New

Il volume degli elementi era già deciso prima che il progetto cominciasse. Compressore, scambiatore, ventilatore e circuiti elettronici avevano il loro posto, e il risultato era un parallelepipedo ingombrante che nessuno poteva rimpicciolire.

Azienda
Aermec
Prodotto
AGH 171 New, pompa di calore
Anno
1990
Design
Bruno Gecchelin
Stato
Fuori catalogo
Riconoscimento
Compasso d’Oro ADI 1991

Il progetto

AGH 171 New visto di fronte: cappello scuro, corpo chiaro, basamento sottile
Il prodotto e le tre fasce orizzontali: cappello scuro, corpo chiaro, basamento. In alto a destra, l’interfaccia utente con i tre tasti inclinati.

Il brief di Aermec non riguardava quindi le dimensioni, né la forma. Riguardava il fatto che quell’oggetto, installato in un impianto residenziale, si vede. Una pompa di calore monoblocco va generalmente in un locale tecnico ma è pur sempre visibile dall’utente e dai manutentori.

Nel 1990 la concorrenza proponeva prodotti monolitici: volumi chiusi, tutti simili, senza alcun carattere. Erano prodotti d’officina, disegnati da tecnici che sapevano benissimo come farli funzionare e molto meno come farli guardare. Aermec ha fatto la cosa che le altre non facevano, cioè cercare aiuto fuori che potesse consigliarla sul design del prodotto in collaborazione con il proprio ufficio tecnico.

I vincoli erano stretti: il mantello in lamiera doveva stare in una fascia di costo accettabile, doveva essere rimovibile con facilità dal manutentore, e l’interfaccia doveva risultare chiara sia a un tecnico che all’utilizzatore finale.

La riformulazione formale è nata dalle esigenze di manutenzione. Non tutte le parti del mantello sono uguali: alcune restano sempre chiuse, altre devono poter essere tolte per i controlli. È una differenza funzionale che nel prodotto iniziale non si vedeva, e che è stata resa visibile usando due tonalità di colore.

La proposta di Gecchelin articola il volume in tre fasce orizzontali: un cappello scuro in alto, il corpo centrale ampio e chiaro, un basamento sottile, scuro come il cappello, che appoggia il prodotto a terra tanto fisicamente quanto visivamente. Un parallelepipedo che non si poteva ridurre smette di essere un blocco unico e acquista una proporzione e dichiara le sue funzionalità.

A questo è stata aggiunta la personalità, la faccia del prodotto. Nell’angolo in alto a destra emerge dalla superficie una pulsantiera strutturale. Tre tasti: acceso/spento, caldo/freddo, avvio/reset, inclinati a sessanta gradi. Sono l’unico elemento in tutto l’oggetto che si rivolge a chi lo guarda, e bastano: l’interfaccia è sobria perché le funzioni sono tre, e il prodotto lo dichiara invece di nasconderlo dietro un pannello.

Illustrazione tecnica esplosa dell’AGH 171 New, con la numerazione dei componenti interni
Schema semplificato della componentistica tecnica all’interno del volume del prodotto. Archivio Studio Gecchelin.
Schizzi preliminari a matita per l’area interfaccia e il dettaglio dei pulsanti di comando
Schizzi preliminari per la definizione dell’area interfaccia con il dettaglio dei pulsanti di comando. Archivio Studio Gecchelin.
Dettaglio della pulsantiera: tre tasti inclinati dentro un incasso morbido nella lamiera
L’area incassata che alloggia i tasti si ottiene imbutendo e tranciando in un’unica operazione: stesso foglio del mantello, una lavorazione sola.

Il dettaglio è quello che regge il progetto sul piano industriale. La superficie che alloggia i tasti è un incasso morbido nella lamiera, e si ottiene imbutendo e tranciando in un’unica operazione. Non è un pezzo aggiunto, non è una cornice riportata, non è un costo in più: è lo stesso foglio del mantello, lavorato una volta sola. Il resto del volume nasce da taglio e piega, con gli spigoli leggermente smussati tipici della lavorazione della lamiera.

AGH esiste in una sola taglia, e questo ha reso possibile ciò che in una gamma non lo sarebbe stato: proporzioni, partizioni e rapporti di colore studiati per quelle dimensioni e per nessun’altra. Il risultato è un oggetto complessivamente risolto sia dal punto di vista tecnico che estetico: un esempio di buon design riconosciuto dalla commissione del Compasso d’Oro ADI.

Tavola originale in scala 1:1 della consolle di comando, con le quote dell’incasso
La tavola originale, scala 1:1 — «consolle di comando e grafica», con le sezioni dell’incasso e le quote. Archivio Studio Gecchelin.

Compasso d’Oro ADI 1991

«Per il rigore del design in un prodotto di alto livello tecnologico.»

Il prodotto è rimasto a catalogo per diversi anni. AGH 171 New fa parte della collezione del Museo Compasso d’Oro ADI di Milano, dove è presente con una stampa fotografica e i disegni di progetto dei comandi.

Parete del Museo Compasso d’Oro ADI di Milano con la stampa fotografica di AGH 171 New, uno schizzo e un disegno dei comandi incorniciati
Archivio Studio Gecchelin.

Che cosa ci ha insegnato

Un volume che non si può ridurre non è un limite al progetto: è la sua materia. Quello che cambia non sono le dimensioni, ma come quelle dimensioni vengono lette.

RimandoDue anni prima, per lo stesso committente, i ventilconvettori FCX: là un terminale d’impianto che sta nelle stanze, qui la macchina che produce acqua calda e fredda lontano da esse.

Dove non diversamente indicato, le immagini provengono dai cataloghi di Aermec e sono pubblicate al solo scopo di documentare l’attività di progettazione dello studio. I relativi diritti restano dei rispettivi titolari, come indicato nelle Note legali.