Tecnologie prese in prestito da altri settori

Wing

All’inizio degli anni Settanta l’alogena compatta era un componente di derivazione automotive. Nei fari aveva sostituito le lampadine a incandescenza tradizionali perché, a parità di ingombro, dava molta più luce. Piccolissima, potentissima, caldissima.

Azienda
Oluce
Prodotto
Wing, lampada da tavolo alogena
Anno
1973
Design
Bruno Gecchelin
Stato
Fuori catalogo

Il progetto

Wing vista di tre quarti su fondo chiaro, con l’anello del braccio in primo piano
Il ritmo delle lamelle non è un motivo decorativo: è la conseguenza visibile di un pezzo solo, prodotto in serie. Archivio Studio Gecchelin.

La lampadina alogena da 12 volt e 50 watt dava una luce di qualità eccezionale, e portarla su una scrivania era un’idea con un futuro. Guardata da vicino, però, poneva un problema serio: una sorgente così calda, montata all’estremità di una lampada da lavoro, era un rischio di ustione ogni volta che ci si avvicinava per spostarla.

Una lampadina alogena con attacco a due spinotti tenuta fra le dita di una mano
L’alogena compatta, un componente di derivazione automobilistica: ingombro minimo, luce di qualità massima. Archivio Studio Gecchelin.

Il pezzo che risolve tutto è uno solo, ripetuto.

La risposta ovvia era chiudere la lampadina in un involucro. Ma un involucro protegge e insieme trattiene: il calore che non esce da nessuna parte torna sulla sorgente. E la lampada doveva restare orientabile a mano, come l’Anglepoise degli architetti, sporgendo su un braccio che lasciasse libero il piano della scrivania.

La testa di Wing accanto a tre staffe a U identiche
Le lamelle frangiluce si smontano: sono lo stesso pezzo, ripetuto. Archivio Studio Gecchelin.

La strada ovvia era un involucro chiuso, che però avrebbe trattenuto il calore invece di disperderlo. La testa di Wing va nella direzione opposta: non compatta ma aerea, aperta dove l’istinto avrebbe suggerito di sigillare.

È fatta di una serie di lamelle tutte identiche. Fanno da distanziatore, perché rendono impossibile toccare il riflettore o la lampadina. Sono aperte, quindi il calore se ne va invece di accumularsi. E vengono tutte dallo stesso stampo, che ne produce quante ne servono.

Wing è rimasta a catalogo per molti anni, declinata in versioni da tavolo diverse da quella da scrivania.

Disegni delle declinazioni di Wing: da tavolo, da terra ad arco e a parete
Le declinazioni della lampada: da tavolo, da terra, a parete. Archivio Studio Gecchelin.

Le lamelle si smontano senza utensili, perché è l’elasticità del materiale a tenerle in sede, e una volta smontate si vede che sono tutte uguali. Il ragionamento diventa verificabile: quel ritmo non è un motivo decorativo, è la conseguenza visibile di una scelta costruttiva. Economia industriale e carattere formale, qui, non sono due obiettivi da conciliare: sono la stessa cosa.

Nell’attacco è integrato un dimmer. Nel 1973 non era una dotazione comune, e su una sorgente così potente permette di adattare la luce al lavoro da fare.

Che cosa ci ha insegnato

Una tecnologia presa da un altro settore non arriva mai pronta all’uso: porta con sé i vincoli dell’ambito da cui viene. Il lavoro non è adottarla così com’è, ma progettare il pezzo che la rende utilizzabile dove non era nata per stare.

Dove non diversamente indicato, le immagini provengono dai cataloghi di Oluce e sono pubblicate al solo scopo di documentare l’attività di progettazione dello studio. I relativi diritti restano dei rispettivi titolari, come indicato nelle Note legali.