Un brief che cambia a metà progetto
Minimaxxi
Il progetto si è fermato a stato avanzato di sviluppo quando si sono accorti che se Whirlpool avesse prodotto un mobile cucina completo, avrebbe fatto concorrenza diretta alle industrie di cucine a cui vendeva i propri elettrodomestici da incasso.
- Azienda
- Whirlpool
- Prodotto
- Minimaxxi, struttura modulare per elettrodomestici da incasso
- Anno
- 2006
- Design
- Bruno Gecchelin, Lorenzo Gecchelin
- Stato
- Fuori catalogo
Il progetto

La collaborazione con l’azienda era partita su più progetti insieme, tutti all’interno del mondo della cucina. La missione era trovare oggetti nuovi per il mercato nordamericano, e cercarli attraverso una ricerca funzionale e formale di sapore europeo.
Fra i brief iniziali c’era quello di un mobile cucina integrato, quello che comunemente si chiama monoblocco. Lo studio Gecchelin ci ha lavorato con schizzi e schemi che ne delineassero forma e funzionalità, fino alla preparazione di modellini in scala. Ed è proprio guardando questa simulazione di quello che sarebbe stato il prodotto finito che sono arrivate le obiezioni interne del marketing che contraddicevano il loro stesso brief: non possiamo far concorrenza ai nostri clienti che fanno mobili cucina. Era giusta l’idea di usare flessibilmente la modularità degli elettrodomestici ma non di creare un mobile che li contenesse.

La proposta dello studio Gecchelin per superare questo limite è stata mutuare un concetto usato altrove: il rack che ospita componenti audio o elettronici, dove i moduli si inseriscono, si collegano, si usano, e all’occorrenza si sostituiscono o si spostano dentro la stessa struttura portante. Non un mobile con pannelli e ante in cui incassare gli elettrodomestici nascondendoli, ma una struttura minima che li tiene. Questo nuovo approccio ha sbloccato il progetto, rispondendo in primis all’iniziale richiesta di flessibilità, un prodotto al quale si potevano aggiungere componenti mano a mano che le esigenze crescevano.

Tutto è dimensionato sulla misura dei moduli elettrodomestici standard: sessanta centimetri di larghezza, rispettata da ogni elemento del sistema. È il punto in cui il vincolo tecnico e commerciale entra nella forma. Ora il prodotto non compete con le cucine perché è fatto solo di quello che Whirlpool produce, e non aggiunge pannelli di legno intorno.
Il marketing aveva individuato un vuoto di mercato interessante. Non le case di famiglia, dove la cucina tradizionale funziona benissimo, ma le aree ristoro degli uffici e delle aziende, dove un microonde e una macchinetta del caffè non bastano a costruire una pausa vera e dove lo spazio e il budget non consentono un allestimento completo. E le case per una persona sola, le foresterie, i luoghi dove serve la funzione di cucina ma non la cucina come tutti la conosciamo.
Il nome l’ha trovato lo studio. Minimaxxi comunica la possibilità di evoluzione del prodotto, la sola cosa che conta per chi compra: la si può lasciare quasi vuota, con l’essenziale, oppure riempirla per intero, e anche completa resta compatta.
La struttura è un portale. Due montanti verticali scaricano il peso a terra, equilibrati da piedi larghi a T rovesciata, e non nascondono niente. È la decisione formale e funzionale del progetto, e ha una conseguenza doppia: con tutti i moduli inseriti il sistema si legge come un unico elettrodomestico; con alcune posizioni libere, la struttura a vista dichiara che il prodotto non è incompleto ma configurabile, e che si può aggiungere dopo.
La verifica è passata per i modelli a diverse scale. Inizialmente sono stati costruiti in scala e messi uno accanto all’altro sul tavolo, dove si confrontano guardandoli invece che immaginandoli. Poi, per valutare in generale l’esperienza utente, è stata costruita una simulazione a grandezza reale in cartoni ritagliati e colorati. Ha convinto il team interno, che ha allestito una struttura vera in grado di ricevere i moduli veri. Da lì in avanti lo studio ha continuato a portare in laboratorio elementi simulati, per provare le opzioni senza impegnare la prototipazione prima che una scelta fosse consolidata.



Che cosa ci ha insegnato
Un brief descrive una soluzione, e per un anno e mezzo quello di Whirlpool ha descritto la soluzione che, a uno sguardo più ampio e attento, è risultata controproducente. Quell’opportunità di mercato inizialmente emersa si è rivelata un boomerang. Quando è cambiata la domanda, è cambiato anche il prodotto: immaginare una nuova tipologia che aggirasse l’impasse ha fatto la differenza.