Il prototipo funzionava, ma non abbastanza

Ligea

L’azienda desiderava una lampada cordless, una tipologia ormai diffusissima, ma realizzata in vetro soffiato artigianale: un materiale ancora pressoché inesplorato in questo segmento. Il primo prototipo funzionava, ma non era sufficiente per proseguire con lo sviluppo del progetto.

Azienda
Italamp
Prodotto
Ligea, lampada cordless in vetro soffiato
Anno
2022
Design
Lorenzo Gecchelin
Stato
Fuori catalogo

Il progetto

Ligea nelle due versioni cromatiche, accesa dal basso, su fondo blu
Ligea nelle due versioni cromatiche, accesa: la luce nasce dal basso e l’intero corpo lampada in vetro prende vita.

Le prime proposte seguivano lo schema adottato da tutti: un corpo di base, il gruppo luminoso in alto e la luce emessa verso il piano d’appoggio. Il vetro fungeva da sostegno, la parte superiore ricurva da maniglia, mentre l’elemento metallico circolare conteneva il modulo LED e le batterie.

Il progetto era certamente diverso dagli altri, perché nessuno utilizzava il vetro soffiato in quel modo. Ma essere diversi non significa necessariamente essere migliori. Dal punto di vista funzionale, infatti, quel materiale non offriva alcun vantaggio: era un elemento pregiato impiegato semplicemente per svolgere la funzione di uno stelo.

Lo abbiamo capito solo a lampada accesa. L’arch. Danilo De Rossi, art director dell’azienda, ha curato i prototipi in vetro soffiato, completi di componenti ed elettrificazione: era il modo per vedere l’effetto luminoso reale, che un render può soltanto simulare. Il prototipo funzionava ed era corretto, con un’emissione adeguata e una presa comoda. Ma il vetro restava spento. Acceso, l’oggetto non giustificava né il materiale né la lavorazione artigianale.

Render della prima proposta di Ligea, con il gruppo luminoso in cima e il vetro spento
La prima proposta: modulo LED in cima, luce verso il piano d’appoggio. Il vetro faceva solo da sostegno.
Il modello in carta tenuto in mano accanto al render con l’impugnatura trasparente e l’anello luminoso
Prove di ergonomia della presa e simulazione a render del prodotto finito. Archivio Studio Gecchelin.
Dettaglio del gancio in vetro e disegni tecnici con quote, disco LED, batteria e alimentatore
Le quote e i componenti — modulo LED, batteria, alimentatore — dietro il ribaltamento della luce. Archivio Studio Gecchelin.

Da lì il ribaltamento: LED e batteria sono stati posizionati alla base del volume, con la luce rivolta verso l’alto. Risultato: l’intera lampada in vetro si accende dall’interno. La parte superiore perde ogni funzione luminosa e resta soltanto ciò che già era: una presa a manico d’ombrello per muovere la lampada dove serve.

È qui che la prima ipotesi ha prodotto qualcosa che una strada dritta non avrebbe generato. Illuminato da dentro e dal basso, quel volume conico in vetro soffiato smette di essere un involucro e diventa una sorgente: le variazioni di spessore, le rigature interne e il modo in cui il vetro si chiude verso la punta si leggono come luce. Emerge il valore dell’artigianato: lo stampo a fermo produce pezzi simili, ma quasi mai perfettamente uguali, perché il vetro fuso si governa fino a un certo punto. Su una lampada spenta, quella differenza è un dettaglio che nessuno nota. Su una lampada che si illumina dall’interno, è il prodotto.

Render della soluzione definitiva di Ligea, accesa dal basso su fondo scuro
La nuova soluzione: LED e batteria nella base, la luce punta verso l’alto e accende tutto il vetro.

La luce diffusa che ne esce non somiglia a quella di nessun’altra lampada portatile sul mercato, dove una miriade di oggetti simili, prodotti in serie e dalle prestazioni inferiori, illumina nello stesso modo, dall’alto verso il basso, sfidandosi sul prezzo.

Il vetro soffiato non si progetta a distanza. Le simulazioni sono servite a confrontare in anticipo le intenzioni del progetto con ciò che il maestro vetraio può realmente eseguire, evitando disallineamenti tra la visione e il pezzo. Ma la decisione più importante non è arrivata da un render: è arrivata accendendo completamente la lampada.

Il pezzo di vetro finito e la lavorazione in vetreria, con Lorenzo Gecchelin e il maestro vetraio al banco
Il pezzo finito e la lavorazione in vetreria, con Lorenzo Gecchelin e il maestro vetraio al banco. Archivio Studio Gecchelin.
Fotografie reali di Ligea accesa, sul tavolo e tenuta in mano, al Salone del Mobile di Milano
Ligea accesa, fotografata durante il Salone del Mobile di Milano.

Che cosa ci ha insegnato

Un prototipo acceso costa poco. Ingegnerizzare il prodotto sbagliato costa molto. La prima versione di Ligea funzionava e sarebbe potuta entrare in produzione senza che nessuno avesse nulla da obiettare. Ma è stato il test con la lampada accesa, non la sua simulazione, a dimostrare che si poteva fare di meglio. E così è stato.

Il metodoIn questa storia è stato decisivo uno dei cinque approcci del nostro metodo: Correggere in corsa

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