Giudicare sui modellini e non sui disegni
Chiller KRA/KRO
I vincoli erano quasi tutti fissati nel brief. Proporzioni, dimensioni, materiali, pulsanti e tecnologie produttive arrivavano dall’azienda, molto precisi, e il volume tecnico non era negoziabile.
- Azienda
- Kelvin Italy
- Prodotto
- Chiller KRA/KRO, chiller industriale, due taglie della stessa famiglia
- Anno
- 2008
- Design
- Bruno Gecchelin, Lorenzo Gecchelin
- Stato
- Fuori catalogo
Il progetto

I modellini non sono serviti a illustrare le proposte. Le hanno prodotte.
Carrozzeria in lamiera tagliata e piegata, due taglie, KRA e KRO: stessa famiglia. Restavano liberi soltanto due aspetti: la mascherina frontale con i pulsanti dell’interfaccia utente e il modo in cui le griglie laterali definivano il prodotto, pur restando vincolate nelle dimensioni per garantire un’adeguata area minima di aspirazione e mandata.
La strada consueta sarebbe stata presentare tavole bidimensionali e rendering. Ma un’azienda con una forte cultura ingegneristica dispone di strumenti eccellenti per valutare ciò che si può calcolare, e di molti meno per scegliere tra alternative estetico-funzionali equivalenti sul piano numerico. Tre varianti rispettavano gli stessi vincoli e garantivano lo stesso passaggio d’aria, ma differivano per lo spirito del disegno delle griglie laterali. Su una tavola, però, non se ne percepisce la resa e diventa difficile discuterne le differenze. La riunione avrebbe rischiato di girare a vuoto, lasciando tutti nel dubbio su quale scegliere.

Abbiamo quindi impostato la presentazione costruendo maquette in scala 1:10, realizzate in studio con cartone stampato, tagliato, piegato e incollato.
La scelta del materiale non era né casuale né dettata dalla comodità. Piegare e incollare un foglio di cartone riproduce, in scala ridotta, la stessa logica del taglio e della piega della lamiera: il modello obbedisce agli stessi vincoli del pezzo reale e chiarisce, a ogni passaggio, che ciò che non si può fare con il cartone non si potrà fare nemmeno in produzione. È stata l’occasione per “sentire” come l’oggetto sarebbe stato poi realizzato.


Costruirle è diventato un modo di progettare. Una proposta a schizzo usciva dalla bidimensionalità della carta, prendeva volume e, grazie a quella materializzazione, cambiava e si avvicinava alla realtà finale. L’effetto di ogni correzione si percepiva immediatamente, molto meglio che su una tavola: una griglia, su carta, è una campitura dentro un rettangolo; su un oggetto tridimensionale in scala, è un elemento che può essere spostato più in alto o più in basso, a seconda di come funziona meglio. Si correggeva e si ricostruiva, come uno schizzo che si corregge da solo appena viene tracciato, ma in tre dimensioni.
Quando le tre varianti sono arrivate sul tavolo della riunione, hanno fatto per l’azienda esattamente ciò che avevano fatto per noi. Erano oggetti da osservare da ogni lato, girandoci intorno, da mettere in fila e da indicare. Un tecnico che probabilmente non si esprimerebbe davanti a un rendering discute volentieri di qualcosa che ha davanti e può toccare. La conversazione ha così smesso di essere un giudizio su immagini, trasformandosi in un confronto tra alternative reali, fisiche, seppure in scala.

Riuniti intorno a un tavolo, tutti vedevano quanto fosse ristretto il margine di scelta grazie ai modelli che avevamo preparato. Poiché gli elementi tecnici erano vincolanti, restavano libere soltanto la posizione e l’organizzazione della zona comandi e delle griglie laterali. Per questo era fondamentale confrontarsi osservando i modellini in scala: erano lo strumento necessario per percepire e discutere le opportunità di ciascuna variante.


Che cosa ci ha insegnato
Non tutte le decisioni di progetto sono tecniche. Quando le alternative si equivalgono sul piano dei numeri, un’azienda abituata a decidere su dati quantitativi non ha strumenti per scegliere. Ciò che manca non è un’immagine più convincente, ma un oggetto da mettere sul tavolo. Un modello in scala non mostra semplicemente come sarà il prodotto: permette di discutere ciò che altrimenti resterebbe una questione di gusto o di gerarchia aziendale.