Bruno Gecchelin, una vita per il progetto: l'intervista su «La casa in ordine»
Evi Mibelli intervista Bruno Gecchelin: gli inizi con Sottsass in Olivetti, la luce, la fotografia e il ruolo del disegno nell'epoca dell'intelligenza artificiale.

Sul magazine La casa in ordine Evi Mibelli ripercorre con Bruno Gecchelin sessant’anni di progetto, intrecciando la sua storia di designer con quella personale.
Si parte dall’infanzia milanese, con il padre ingegnere all’Isotta Fraschini e la passione per le carrozzerie d’auto, disegnate e modellate fin da ragazzo. Agli inizi degli anni Sessanta l’ingresso in Olivetti, nell’ufficio design diretto da Ettore Sottsass, dove contribuisce tra l’altro alla macchina da scrivere Valentine. Poi lo studio, le collaborazioni con le aziende del Made in Italy e i due Compassi d’Oro, nel 1989 e nel 1991.
L’intervista dà spazio alla luce, filo conduttore di tutta la carriera, e alla fotografia, che Bruno pratica da sempre: è suo il celebre ritratto di Ettore Sottsass del 1974. Ricorda anche gli anni di insegnamento al Politecnico di Milano, su invito di Tomás Maldonado.
Sul presente Bruno ha idee chiare. La tecnologia, anche l’intelligenza artificiale, aiuta e accelera il lavoro, ma per lui la creatività è «una misteriosa e stupefacente prerogativa umana». Per questo ai giovani designer raccomanda di saper disegnare. E guarda con preoccupazione alle aziende passate a gruppi finanziari, dove manca il dialogo diretto con l’imprenditore che ha reso grande il design italiano.
Chiude con un progetto ancora nel cassetto: una bicicletta pensata per le città del futuro.